Il mondo a sé stante di Union square West

Abbandonai la carriera di stratego, o per meglio dire la carriera da stratego abbandonò me. Niente più programmi, niente più elenchi, niente più di niente. Era l’inaspettato ciò che faceva al caso mio.
Per cui queste poche righe le dedico al punto di partenza di ogni mattina, che è sempre un imprevisto e ha il nome di Union Square.

IMG_20160911_114141

Inizierò da una delle mie più grandi passioni: il mercato ortofrutticolo, quello dei giorni alterni  (lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, ore 8-18, per chi fosse da quelle parti).
Ero croce e delizia di tutti i commercianti a cui mi presentavo sempre alla stessa ora e con lo stesso sorriso, pronta a scegliere il/i muffin del giorno. Li adoravo e – la maggior parte delle volte – loro adoravano me (i commercanti, non i muffin).
Adoravo l’odore di dolci misto al profumo del pane, della terra, della lavanda, dei formaggi e di tutto quello che potevo trovarci, come il succo di mela o il biscottone vegano alle carote. O il caffè dal chioschetto dove un sorriso te lo beccavi sempre.

Ma a parte la porzione dedicata al mercato, la parte west della piazza è degna di nota ed è da osservare con attenzione in diversi giorni e nelle diverse fasce orarie. È un posto da amare, non solo per gli sbuffi di vapore bianco del Metronome delle 12 e delle 24 o del suo particolare orologio che segna ore minuti e secondi che mancano alla fine della giornata, ma perché è un po’ un luogo di incontro, dove puoi imbatterti in tutte le specie di newyorkesi e non.

IMG_20160911_114220

Di giorno è chiassoso e affollato, è uno degli snodi della città, con le linee principali della metro. Ma io tendo a credere che tutta quella gente ci passi e si fermi perché è davvero interattivo. E dico interattivo perché lì le persone si incontrano e parlano, anche se non si sono mai viste e non si vedranno mai più. Ed è il luogo dove ho fatto i più memorabili dei miei incontri, visto e vissuto minuti e ore di indiscutibile bellezza.

IMG_20160911_114523

Alla mattina ragazzi e signori (saranno meno di una decina in tutto) con le loro scacchiere si siedono in due righe parallele, gli uni molto vicini agli altri perché la chiacchiera ci sta sempre. Si mettono all’ingresso della subway – posto strategico – e sfidano i passanti, con le mele sul tavolo e i cronometri. Ci gioca chiunque, perfino i bambini.
C’è anche il gruppo di meditazione che non ho ancora capito su cosa medita in tutto quel chiasso. A volte trovi la zingarella che balla, ma lo fa solo al tramonto quando Union Square si veste di un altro incanto. E dico incanto perché il gruppo di meditazione che tutto il giorno se ne sta in silenzio, insorge: appena il sole comincia a calare canta a voce alta, così come il più anziano di loro – o forse non è proprio il più anziano – ma lo fa con gli occhi chiusi, mentre a intervalli regolari suona il gong. E io non so se si chiama gong, ma questa è la mia storia e io lo chiamerò così.

Lo vedete anche voi, io tante cose non le so, però so che quello che succede a Union Square lascia sempre una traccia. Sia alla mattina che al tramonto, dove ognuno ha il suo spazio e non importa se non ci si entra tutti: dove mangia uno, mangiano trenta. Ognuno trova il suo modo di isolarsi nello spazio che si è scelto, e non solo, lo fa diventare una dimensione propria, a sé stante.
Ed era qualcosa che se ci penso vorrei avere un gong, buona intonazione e altre capacità artistiche. Il mio sospetto è che abbiate già intuito che non possiedo nemmeno una di queste cose.
Ma forse un gong me lo posso procurare.

E il gruppo di meditazione, gli scacchisti, la zingarella e la signora che si aggira per la piazza e porta addosso tutti i colori del mondo, con in testa così tanti capelli e fiocchi che non troverai mai il suo viso, erano troppe cose che succedevano tutte insieme. E non è facile mettersi a una distanza accettabile per poter osservare tutto con distacco. Ci sei dentro e sei fregato. Sei coinvolto e anche disperato, come si sta dietro a tutta quella roba? Al ragazzo in costume intero con metà anguria in testa che ballava come un pazzo per qualcosa che riguardava l’amore, avrei dovuto chiedere che voleva dire ma era troppo pazzo anche per i miei standard.
E vicino a lui c’era il trio blues e solo se li guardavi riuscivi a isolare il suono e sentire davvero. Meno male che i ragazzi delle bolle di sapone giganti regalavano un po di scenografia ai musicisti, e dovevo girare solo un altro po’ la testa per tenere d’occhio la zingarelle e controllare che il gong suonasse negli intervalli giusti.
A casa spesso non ci volevo tornare, nemmeno se gli occhi si chiudevano e il sole era sparito da un po’.

E questi sono solo alcuni dei personaggi che uno può incontrare a Union Square. Perché ogni giorno è diverso, ma sono loro i miei preferiti.

E avrei dovuto raccontare un’altra storia ma stavolta è andata così. Poi l’altra è solo un’altra storia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...