Letture da viaggio e non…Nick Hornby – Non buttiamoci giù

Quando la vita ti sta sfiancando, rivolgiti a Nick Hornby.
Quando sei sotto un treno, quando sei triste, quando devi trovare un modo di ridere – ridere, non sorridere – vai in libreria e cercalo.
E in particolare cerca Non buttiamoci giù. Sboccatissimo romanzo su quattro improbabili personaggi che nella notte di San Silvestro si incontrano su un tetto.
E no, non è una festa.
No. Non si conoscono. Non si sono mai visti.
Hanno in comune una cosa sola, ma di fondamentale importanza: l’idea del suicidio.
Sfilano sul tetto con le loro motivazioni, arrivano uno alla volta. Poi cercano un motivo per cui l’altro non dovrebbe buttarsi, appunto, giù.
Sembra la fine di tutto, ma è solo l’inzio.

Se posso spiegare perché volevo buttarmi giù da un palazzo? Certo che posso spiegare perché volevo buttarmi giù da un palazzo. Cavolo, non sono mica deficiente. Posso spiegarlo perché non è un fatto inspiegabile.

Vite diverse, storie diverse. Ognuno con una buona ragione per buttarsi di sotto. E poi… con un’ottima ragione per non farlo, che paradossalmente potrebbe essere la stessa per cui sono in cima a quel palazzo.

Martin ha perso la reputazione, Maureen ha una vita che dedica all’unico figlio che ogni giorno, ogni momento, ha bisogno di lei. C’è JJ che ha fallito e poi c’è la mia preferita. Jess. Jess è fuori di testa, e Martin, quando la incontrerà per la prima volta la definirà fulminata. Non avrebbe potuto trovare una definizione migliore.

Non avrei dovuto fare casino. Lì ho sbagliato. Voglio dire, ho sbagliato se avevo l’idea di suicidarmi. Bastava che camminassi, svelta e calma e tranquilla, fino al posto dove Martin era passato in mezzo alla rete, che salissi sulla scaletta e poi saltavo giù. E invece no. Ho gridato una roba tipo: via di lì, sfigati, e poi ho lanciato una specie di urlo di guerra indiano, come se fosse tutto un gioco – e lo era, a quel punto, almeno per me – e Martin mi ha fermato con un placcaggio da rugby prima di metà strada

Si tratta di un racconto corale, tanti punti di vista: brillanti, intelligenti, divertenti. Ma se leggi non fermati alla superficie, non dare tutto per scontato. Perché questo è anche un racconto paradossale, e tu, come me potrai credere a ogni singola parola letta.
C’è da dire che è delicato…A modo suo. Ed è tenero – sì, sempre a modo suo.
Insomma: è un pentolone di roba, e quindi anche un rischio grandissimo: quando metti troppi ingredenti in un solo pasticcio, rischia di far schifo. Ma non se lo chef è Hornby.

Hornby ha anche una grande passione per la musica e spesso la mette in sottofondo.
Quindi andiamo! Prendi il telefono, cerca la canzone di cui sta parlando.
Apri il libro. Leggi.
Leggi e ascolta la musica.
E ridi.
Ridi fino alle lacrime.

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