Letture da viaggio e non… Harper Lee – Il Buio Oltre la Siepe

Vi è mai capitato di avere qualcosa di molto delicato vicino a voi? E vi è capitato di non volerlo toccare per paura di romperlo? No, meglio non maneggiarlo.
Ma è lì, che fai, non lo prendi?

Allo stesso modo ci si comporta con un libro come questo, che ha un nome così bello nella sua lingua originale che ho ripetuto in mente come fosse una melodia di sottofondo: To Kill a Mockingbird

Sarebbe come uccidere un merlo

Pubblicato nel 1960, fatto di un linguaggio e argomenti tanto attuali che non sai come usare le parole che hai a disposizione.
Come lo maneggio questo libro?
Bè, io ci provo, vediamo che ne viene fuori.

Vien fuori che è pieno di temi difficili e crudeli, ma il racconto è una fiaba vista con gli occhi di una bambina di 6 anni, che la quarta di copertina descrive come “Huckleberry in gonnella”, definizione che lei adorerebbe, ma no. Non le rende giustizia. Perché Scout è unica ed è se stessa: un turbine di idee, di emozioni e di energia, che mette sotto la sua lente di ingrandimento un mondo detestabile che non la intimidisce mai. Forse non capisce proprio tutto quello che accade, o lo capisce fin troppo bene.
Lei combatte il mondo, si misura con lui. Lo combatte prendendo a pugni ogni maschietto che ha da ridire sulla sua famiglia; e lo combatte rispondendo a tono e scandalizzando le signore per bene, che restano a bocca aperta sentendo il suo linguaggio. Lo fa puntando i piedi per ottenere – la maggior parte delle volte – quel che vuole…e meno male! Altrimenti noi di questa storia non sapremmo così tanto: non possiamo che vederla dai suoi occhi.

Inoltre avrei dovuto essere il raggio di sole della solitaria esistenza di mio padre. Io suggerii che si può essere un raggio di sole anche in calzoni, ma lei rispose che bisognava comportarsi come un raggio di sole, e che io ero buona di indole, ma che ogni anno peggioravo. Mi offese insomma nei sentimenti e mi tolse per sempre l’appetito; quando però mi rivolsi ad Atticus, lui mi assicurò che i raggi di sole in famiglia non mancavano: facessi pure a modo mio, per lui andavo bene com’ero.

Ci racconta le sue straordinarie avventure assieme al fratello e al fantasiossissimo amico Dill, che per tornare da loro scapperà dalla famiglia che lo ha adottato. Scout ci racconta le loro monellerie ai danni di un personaggio che resta nascosto. Con la fervida fantasia che ha solo un bambino.

“Dico io: ha tutti quei bambini che aspettano di svegliarsi, e lui gli soffia dentro la vita…”
Dill era di nuovo nel suo mondo fantastico. Splendide cose gli passavano per quella testa piena di sogni. […] Preferiva il suo mondo crepuscolare, un mondo dove i bambini dormivano, aspettando di essere colti come gigli al mattino.

E ci mette tutto: la crudeltà schietta ma tipica dei bambini, questi suoi occhi senza velo e la bocca senza filtri.
E una bambina che non ha paura del mondo, non può che avere un padre che non è un uomo qualunque.

Atticus è prima di tutto un padre e poi un avvocato. Atticus è la voce di tutte le voci ed è il coraggio che manca a tutti. Un uomo di valori che non si tira indietro, anche se sa che quello che deve fare si ripercuoterà anche con violenza sui suoi due ragazzi.
Un uomo deve fare quel che deve fare, una frase rindonante ma dà una certa sicurezza, no?

“Scout” disse Atticus “quando verrà l’estate dovrai stare attenta a non perdere la testa per cose molto peggiori. Lo so, è un’ingiustizia che tu e Jem dobbiate andarci di mezzo, ma a volte ci tocca prendere le cose come vengono, ed è proprio quando si è nei guai che bisogna… Comunque, quel che posso dirti è che quando tu e Jem sarete grandi forse ripenserete a queste cose con compassione, e capirete che non ho tradito la mia famiglia, ma che, se vi ho esposto a difficoltà, è stato perché non potevo fare diversamente. Questo di Tom Robinson è un caso che tocca direttamente il vivo della coscienza di un uomo. Scout, io non potrei andare in chiesa a pregare Dio se non tentassi di salvare quell’uomo”

Ma chi è quell’uomo? Si chiama Tom. La sua colpa è quella di essere di colore, ma quella che lo porterà in tribunale è l’accusa di violenza sessuale su una ragazza bianca. Anche se la quarta di copertina svela il drammatico finale, nella lotta verbale in aula speri fino all’ultimo. Fino-all’ultimo. Anche dopo che la sentenza uscirà dalla bocca dei personaggi. Speri negli occhi gonfi di sonno dei bambini, e nelle lunghe ore in cui la giuria si ritirerà per decidere. Che si staranno dicendo lì dentro?
Lo salveranno. Per forza.
Per forza.

Prima che con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza

È un libro che sembra solo un eterno linciaggio, pietre in bocca, pietre sulla schiena. Pietre ovunque. Pietre di giudizi, pietre di rabbia.
Atticus costruisce una casa con quelle che gli lanciano addosso, ma vedi? Qualcuno è dalla sua parte, seppure sembrano molti di più quelli che lo disprezzano e lo chiamano ‘negrofilo’. E ci sarebbe un mondo da riassumere qui, ma io preferisco che leggiate.

Perché è vero che sono pagine fatte di un continuo di roba scagliata che fa male, ma quella di Atticus è una voce che contiene tante voci senza voce, che è forza ed è occasione.
È la voce di un padre che cresce i figli nell’amore e nella tenerezza, anche se sembra distaccato – da loro e dal resto del mondo -, ed è proprio nell’apparente freddenza l’attaccamento.
Ma Atticus è anche un uomo che ha cieca fiducia nell’essere umano, ed è uno che parla anche per chi resta dietro la siepe.

L’umanità che si nasconde sotto il fango fiorisce nelle voci che piano piano prendono piede e la giustizia che non spesso risolve.
Questo libro racconta un’umanità disumana che però, a volte, è quasi umana, che brilla sempre di speranza, soprattutto alla fine del tunnel.

Quasi tutti sono simpatici, Scout, quando finalmente si riesce a capirli.

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