Vi racconto dei colori della Valle d’Itria

Un percorso di circa 243 chilometri.
Una macchina a metano, un appoggio nei dintorni.
Tenendo come base Polignano, mi sono mossa per due giorni nelle località più caratteristiche della Valle d’Itria: Alberobello, Locorotondo, Ostuni e Cisternino. Sotto la frescura dei quaranta gradi all’ombra, che è stato un suicidio bello e buono… ma bello di più.

Un week end super low cost ridotto all’osso. Una spesa totale di circa 35€, comprensivo di gas per l’auto, e di un pranzo in un piccolo ristorante.

La Puglia sta diventando richiesta e quindi costosa.
La domanda che mi sono fatta, decidendo di partire è stata: lo è davvero? È costosa anche per noi che ci viviamo, o possiamo trovare un modo per riuscire a vivere la nostra terra tenendo il più possibile soldi in tasca?

E i turisti? La invadono a tal punto da costringere anche noi a sottometterci ai prezzi che salgono vorticosamente di giorno in giorno?
Con un po’ di fortuna e oculatezza ero certa di poter fare due giorni fuori, vedere cose meravigliose e riuscire a spendere fondamentalmente…nulla.

Secondo me la sfida l’ho vinta e può vincerla qualsiasi ragazzo che non ha soldi da spendere, ma ha la fissa di andarsene sempre in giro.

Ok, io sono fortunata ad avere una macchina con scarsi consumi e un punto di appoggio, ma continuate a leggere e vi mostrerò alcune soluzione low cost, che forse non vi faranno spendere proprio 30€, ma comunque vi daranno uno spunto su come risparmiare.

Cominciamo dall’inizio, e quindi da Alberobello.
Mettiamo che ci siano 100° all’ombra e stai evaporando, hai camminato lungo alcune delle sette vie e hai guardato sfilare i bianchi trulli e sei andato a sbattere a una signora troppo sudata, o mettiamo che quella sudata eri tu e ti fa comodo dare la colpa alla signora. Mettiamo che siamo tutti fotografi e che andiamo tutti a caccia delle fontanelle. Mettiamo che ti sei fatta spintonare e va bene, hai anche spintonato ogni tanto. Hai grondato sudore alla stregua di una fontana, che se avessi avuto qualcosa di simile a una manopola, qualcuno – ci scommetto – avrebbe provato a girarla.
Ti sei fatta anche foto molto belle e altre che solo la mamma, a fatica, ti avrebbe detto “sei bellissima”, anche se un po’ schifata.

Ma scusate, volete mettere il pranzo in un ristorantino spartano ma soddisfacente, dove puoi mangiare un panino con la porchetta a 3€? Ma non solo il panino, e il conto finale è di 10€. Un posto alla mano con un menu di tutto rispetto con carne alla griglia, insalate e tanto altro, molto economico in mezzo ad altri ristorantini magari più elaborati e costosi dove una foglia di insalata costa 9 euro ciascuna?
Poi, ancora più economica, resta sempre il “pranzo al sacco”… che è stato, in parte, il piano del giorno dopo.

Locorotondo.
Ora di pranzo: la peggiore per stare in giro, sotto il sole. Ma a noi non manca mai nulla, e mentre stese e sfiancate ci stavamo riposando sulle panchine del parco come delle ottime poveracce, una bella scrosciata d’acqua ci ha sorprese. Giusto il tempo di agevolare l’afa, non certo per rinfrescare l’aria!

E che strana sensazione non trovare la calca di Alberobello. Ripensandoci ora mi sembra normale, ma al momento ne sono stata sorpresa, forse per il chiasso che mi era rimasto ancora nelle orecchie.

Alberobello è il posto dove muoversi di giorno, Locorotondo è il luogo del tramonto.
Il borgo è simile agli altri con prevalenza di colore bianco e celeste e tanti fiori e i vicoletti con le nonne a ricamare fuori.
Locorotondo nel primo pomeriggio ha tanto sud.
Al pomeriggio è fatta della cooperativa, che è il circolo ricreativo degli anziani. Ma è fatta anche dei bambini del posto che giocano per strada. Sono i ragazzi che si incontrano al bar prima di andare a lavorare o prima di uscire. Sono le vecchiette che ti vedono passare e ripassare e diventano sospettose e, dopo aver borbottato, parlano con te e ti dicono tutti i particolari e tutte le strade che dovresti fare ancora prima di lasciare il centro storico.

Nel tardo pomeriggio, per il sole è ora di andare e, nel parchetto che tutti chiamano Villa, puoi vedere in lontananza Martina Franca… e se aspetti un altro pochino puoi anche vedere il sole tramontare sulla valle.

Un pomeriggio e una serata che in tutto è costata 4,50 € per un tè al bar e un panzerotto la sera al Locus festival.

La sera la città diventa dei turisti e dei ragazzi dei paesi vicini. Le strade si riempiono di formichine che camminano. Le luci diventano soffuse e paradossalmente, tra tutte quelle voci, senti un conforto che è – anche lui – un silenzio soffuso.
Ma poi, gli occhi bruciano e i chilometri per tornare sono tanti ed è proprio ora di andare.

Cisternino è diversa da tutti i paesini di cui ho parlato su. Perché è a prima vista sembra un posto fuori dal mondo, completamente immerso nella calma della Valle. Circondata da dei colori intensi che si esaltano a vicenda: il marrone della terra affiancato al giallo delle sterpaglie essiccate dal sole, ed è il verde intenso degli alberi che, in tempo di siccità, restano comunque in piedi.

E anche lì ci sono arrivata più o meno all’ora di pranzo. Per fortuna il caldo per quel giorno ha deciso di dare un po’ di tregua. Ho accettato di parcheggiare in un posto a pagamento per 0,50 cent, per poter girare tranquillamente per il labirintico centro storico, che ha più o meno gli stessi colori dei precedenti: bianco per respingere il calore del sole, i fiori per ravvivare l’aria.

Eppure quello di Cisternino è un finto silenzio perché appena ti inoltri nel centro storico all’ora di pranzo: è popolato da tanti turisti. E poi ci sono i piccoli negozi coloratissimi. I locali notturni sono tanti, ma restano chiusi e aspettano la sera per accogliere la gente che andrà a fare una passeggiata.
Non abbiamo pranzato a Cisternino, causa l’abbondante colazione ad alta base calorica, ma ho dato un’occhiata ai menù delle bracerie – che sono quelle in maggior numero – e i prezzi sono medi o medio-alti. Come sempre basterà dare un’occhiata su Tripadvisor che è sempre la più affidabile.

E la Valle l’ho chiusa con la visita nella Città Bianca, Ostuni, la torta stratificata nei confronti della quale avevo più diffidenza di tutte. Non avevo dubbi sulla sua bellezza. Sono solo sempre tanto diffidente da ciò che va di moda, che è troppo famoso, troppo citato. Sono, insomma, contro tutto quello che è troppo.

Forse è per questo che non ne sono stata stupita, come da Locorotondo, come da Cisternino. Comunque è una città bellissima anche con tutte le scale da fare: per salire e poi scendere di nuovo.
Da tanti vicoletti puoi ammirare la vista sulla Valle. Ce ne sono tantissimi a quasi ogni angolo. Come ci sono alberghi extra lusso che io e voi ci sogniamo proprio, o le ape car che portano in giro i turisti su e giù e mettono proprio di buon umore, anche se – sempre io e te – non è che non ce la possiamo permettere, ma ne possiamo fare a meno.

I negozi aperti all’ora di pranzo e le strade che pullulano di gente: è stato bello vedere famiglie, turisti, e pugliesi stessi.
Ostuni è anche vicina al mare, per cui abbiamo potuto completare il nostro week end da leoni con un bagno al mare – in spiaggia libera – rubando un po’ di ombra della signora vicina a noi e, dove, naturalmente mi sono spiaggiata come un raro animale e poi… sono addormentata come un cucciolo di foca.

Ma ora veniamo ai consigli:

Ho fatto un confronto dei prezzi benzina sulla distanza che ho percorso in macchina, considerando il consumo a litro di ogni tipologia di macchina sulla lunghezza di 243 chilometri.
Più conveniente è sicuramente il Gpl, che si piazza al primo posto, secondo la mia stima dovrebbe costare all’incirca 10,28€.
Secondo classificato il Metano che è costato circa 12€, ma il limite peggiore del Metano è che le stazioni non sono tantissime come quella di benzina e Gpl. Nei dintorni, in ogni caso, ce ne sono alcuni, anche ad Alberobello e nei pressi di Locorotondo.
Infine la dolente Benzina che viene a costare circa 27€.

Dove dormire e come risparmiare:

Ora, io sono stata a Polignano e da lì mi sono mossa, ho dormito e sono ripartita la mattina. Per chi viene da Bari o dai dintorni, può pensare comunque di prendere una stanza in uno dei posti di cui ho parlato.

Il più conveniente, rispetto alla posizione e ai costi è Locorotondo. Che si pone quasi al centro di tutte le altre località della Valle.
Per farvi un esempio, dista 9 km da Cisternino, circa 9 da Alberobello, 23km da Ostuni, ed è anche vicina ad altre località della Valle da non perdere, come Castellana Grotte, Martina Franca, Fasano.
E poi è una meraviglia per gli occhi e, onestamente, se non si fosse ancora capito, è la mia preferita.

Ma non solo. Facendo una piccola ricerca su Booking in alta stagione in bassa stagione è venuto fuori, come sicuramente molti di voi immagineranno, che se Locorotondo è la più economica, Ostuni è la più costosa.
A Locorotondo, prendere una stanza a 300 m dal centro per due notti e due persone può costare 90€, a Ostuni, sempre con Booking 179€ due notti, due persone a 1km dal centro.

Eppure, contrariamente a quanto pensavo, più conveniente di Booking è Airbnb che – sempre parlando di Locorotondo – mette a disposizione interi appartamenti e monolocali a prezzi stracciati a notte, ne ho visto uno, in alta stagione, a 30 euro che può ospitare fino a 3 persone. Altri fino a sei.
È anche vero, però, che se si fa una ricerca approfondita anche Alberobello può offrire prezzi accessibili sui trulli un po’ dislocati dal centro, ma pur sempre trulli.

Trasporti per chi viene da fuori:

La rete dei trasporti è un limite importante.
Se parti da Bari e vuoi arrivare a Locorotondo la storia è facile: si prende il treno.
Venedo dall’aeroporto la metro porta alla Stazione Centrale.
Ma poi si complica. Perché uno che va in Valle non si vuol fermare solo a Locorotondo.
Per esempio, ho visto che volendo spostarsi da Locorotondo a Ostuni non ci sono mezzi o se ci sono, sono molto limitati e limitanti.
Se infatti a ostuni non ci sono per niente, diversa è la situazione per arrivare a Cisternino: un percorso che in macchina si esaurisce in meno di mezzora, con i mezzi porterebbe a spendere più di un’ora e mezza… che quasi quasi uno preferisce andarci a piedi.
Ed è un peccato perché si è costretti a chiamare un taxi o ancora affittare un’auto – che forse, a questo punto, sarebbe la soluzione migliore.

Tutto questo lungo post è un modo per dire che sì, questa parte di Puglia è piena di turisti tedeschi ÷ americani. Sì, i prezzi sono quelli che sono, ma esistono modi per non spendere troppo.
Ma dire: ‘sono stata in Valle’, ti fa sentire un po’ Maria Rainer.
“Do, se do qualcosa a te, Re è il re che c’era un di, Mi è il mi per dire a me…”

Annunci

Rinunciare a viaggiare da soli, significa rinunciare a una parte di se stessi

Sei la persona più importante della tua vita, te ne rendi conto? Non rinunciare a partire per paura di stare solo, di non riuscire a organizzarti, di perdere aereo, treno e autobus, di non fare in tempo, per paura di una lingua che non conosci o non conosci benissimo. O peggio, non rinunciare per paura di annoiarti.
Non te la prendere se ti dico che sono tutte grandissime baggianate: è solo timore della mobilità.

Non fare lo stupido, se l’hai pensato lo puoi anche fare.
Non raccontarti la bugia dei soldi, bevi una birra in meno e metti un euro al giorno nel salvadanaio. Io ci ho messo due anni per riuscire a comprare solo il primo biglietto, metto da parte ogni singolo centesimo e, nonostante questo, arrivo al giorno della partenza sempre con l’acqua alla gola, eppure mi è sempre andata alla grande. E no, non è fortuna, la fortuna non c’entra niente. Sii oculato, non spendere e spandere, piuttosto guarda la bellezza che ti circonda. Parti in estate, autunno o primavera, cammina 10 km al giorno e vedi chi incontri al prossimo angolo, e va benissimo anche la scrosciata d’acqua, se poi ti fa vedere l’arcobaleno sulla Quinta Strada dalla Public Library.

L’inatteso meraviglioso può anche prendere le sembianze di uno spettacolo improvvisato, o di una donna con così tanti nastri nei capelli che il viso non riesci a vederlo. Potrebbe anche solo essere un concerto gratuito, o la chiacchiera sulla panchina, leggere un libro in riva al lago.
Se l’ho fatto io, puoi farlo anche tu.

Non trovare tutte le giustificazioni possibili: non è il momento, ora non ho tempo, lo avrò in futuro. È una bugia. Devi farlo nel momento stesso in cui cominci a pensarlo. Non progettarlo nemmeno. Prendi un volo che parte tra sei mesi e poi ci pensi.

Inizia dal basso, vai in un posto vicino casa se è la distanza che ti spaventa, resta quattro giorni, ma non rinunciare a te stesso e alla straordinaria avventura che ti aspetta.
Trova il tuo limite. Superalo, e fallo con stile.

Il viaggio ti mette a distanza da te stesso, così puoi guardarti da lontano. E solo dio sa quante cose scoprirai.
Io mi sono divertita da morire, e non perché sono particolarmente simpatica, ma perché tutte le cose assurde che mi succedevano, le accoglievo a braccia aperte e senza alcuna paura.

Adesso, sperando di non annoiarti ti racconterò di come il mio mondo si sia rovesciato, augurandomi che ti spinga a rovesciare il tuo.

Mi sono lasciata in pace. Ho pacificato una parte di me stessa che mi implorava di smettere di massacrarmi.
Vivo meglio, ho addobbato la mia gabbia, e so che il mio prossimo viaggio mi aspetta e non sarà mai pronto fino al giorno prima di prendere l’aereo.

Ho smesso di guardare ossessivamente l’orologio che da quasi un anno va sette ore indietro.
Ho smesso di essere puntuale con tutto e con tutti. Sono meno rigida.
So che nel momento che sto vivendo sono perfetta così, e lo sarò fino al prossimo cambiamento, e anche allora troverò la mia perfezione.
I problemi li posso affrontare con serenità.
Ho scoperto che sono resistente, che camminare mi piace tantissimo, ho scoperto che nel panico posso restare perfettamente calma e lucida. Ho scoperto che sono libera.

Che basto a me stessa l’ho sempre saputo, ma provarlo sulla pelle dà un sapore estremo di libertà.
Quando da buon cavallo a briglia sciolta mi manca il respiro in questi spazi così piccoli, li amplifico nella mia mente, e posso farlo perché ne ho visti di infiniti. Poi, però, mi capita anche di guardare il cielo di casa e di rendermi conto che alle volte è bello come quello dei posti che ho visto.
La magia è dietro l’angolo, arriva sempre, arriva ovunque, come la gentilezza.

La paura è solo un campanello d’allarme che avverte, ma non segna una linea di confine che ti protegge dal baratro.
Il viaggio non è un baratro, e non è nemmeno un punto di arrivo, né di partenza.
È un lancio nel vuoto dove ti è permesso avere paura, consapevole del fatto che cadrai in piedi.
Non rinunciare alla strada, e non rinunciare a te stesso, a conoscere la parte più brutta di te, perché forse è la più bella e tu non lo sapevi.

Come ti approcci alla valigia? Pillole di esperienze piene di creatività

In questo post esamineremo diverse situazioni e cercheremo di arrivare a capire quale tra tutte e la migliore, e io non piloterò in alcun modo il risulato.
Vi racconterò delle mie divertentissime esperienze con le valigie, o bagagli – o per lo più borsette – che ho testato nei vari viaggi.

Oddio: adesso esplode. Ecco quello che ho pensato mentre, bianca come un cencio, non riuscivo a fare altro che fissare il mio zainetto nero la mattina prima di partire alla volta degli States.
A me piace viaggiare leggera. Ma forse la soluzione che avevo trovato era un po’, diciamo, estrema.
E ora so che vi state chiedendo: ma se il tuo biglietto areo prevedeva bagaglio a mano da 8kg, bagaglio da stiva da 21kg, e un altra piccola borsetta, tu, per l’amore del cielo, perché sei partita con lo zainetto?
Eh, perché?
Perché.
Andiamo, io sperimento. Lo so: mi giustifico sempre così, ma che vi devo dire, è ovvio che sono poche le cose che faccio con cognizione di causa.

SITUAZIONE ZAINETTO – New York – agosto 2016 – 27 giorni di agonia sotto 35°, ma 40° percepiti – bellissimo.

IMG-20160829-WA0006

Quattro canotte, un pantalone lungo, una felpa, un pigiama, necessario per lavarmi, 2 quaderni, 10 penne – non sia mai finiscano all’improvviso, come se in America non ne vendessero -; adattatori acquistati alla modica cifra di 1,90€ da Leroy Merlin – non lasciatevi fregare da quelli che ve li vogliono vendere a 30€, a meno che non ti portino anche sulla luna. Avevo insaccato l’ebook reader – come se lo avessi mai usato -, 3 libri, un quaderno di ricambio e diversi fogli volanti. Sono riuscita a infilare perfino i documenti per partire, 20 copie dell’Esta – che avrei comodamente potuto evitare di stampare – e infiniti pezzi di biancheria intima, come se ci dovessi rimanere per un anno a Bushwick.
I maschietti non si impressionino se a questo punto scopriranno un terribile verità. Ehi, avete ancora il tempo di un rigo per chiudere il post. Sarò il più delicata possibile, promesso.
Restate? Ok.
Ho portato con me delle strisce depilatorie per il labbro superiore, perchè noi donne abbiamo i bulbi piliferi anche lì.
E anche se lo zainetto stava per esplodere, che ci crediate o no, ce la siamo cavata alla grande.
Poi, al ritorno, tra gifts vari, ho dovuto acquistare una nuova scintillante, nonché orrenda, valigia pitonata e viola. Ho un gusto impeccabile.

PRO: Hai tutto sempre con te e a portata di mano.
CONTRO: Sarai molto limitato nella selezione di roba da portare. Per me non è stata una tragedia, ma se sei una vera donna o un vanitoso uomo, e ti piace variare il tuo abbigliamento, a un certo punto soffrirai.
Ah, naturalmente, se sei un compratore compulsivo, lo zainetto non ti basterà mai. Ma questo, tu, lo sai meglio di me

Certo è, che come per Airbnb, se resterai a lungo nello stesso posto, la valigia è alternativa migliore allo zainetto di scuola… che non usavi neanche a scuola.

SITUAZIONE VALIGIA – New York – Aprile 2017 – 15° percepiti e immaginati, i 30° che mi hanno accolta

Il clima di New York è capriccioso e questo lo avevo imparato anche durante la caldissima estate, ma mi aspettavo anche un freddo infernale e io ero equipaggiata come un eschimese pronto a calarsi nelle acque del Mar Glaciale Aritco.
Quindi, avevo deciso di portare con me la valigia, alternativa più accettabile, nonostante il mio cervello continuasse a rifiutarsi di piegarsi alla soluzione a cui mi stavo arrendendo.
La mia valigia l’avevo trovata l’estate precedente nei negozietti I ❤ New York sulla Quinta strada. Una sciccheria assoluta, all'interno della quale avevo messo vari sciarponi, pantaloni lunghi maglioni e molto più del necessario, che poi, si è rivelato inutile, data la temperatura primaverile, ma questa era una cosa che non avrei potuto prevedere.

PRO: Imbarchi il bagaglio, viaggi per aeroporti leggero come una piuma e zompetti da un aereo all’altro come un elefantino armonioso. Non hai grossi problemi di spazio, hai tutto quello che ti serve e la puoi comodamente trasportare nel tragitto aeroporto-casa, casa-aeroporto.
CONTRO: La devi trascinare, è ingombrante e rallenta.

SITUAZIONE ZAINO 50 LITRI – North England – Maggio 2017 – 15° effettivi e percepiti, incredibile.

Avrete capito, a questo punto, la mia predilezione per gli zaini. Appena sarò abbastanza ricca da portermene andare per sempre in giro per il mondo, ci infilerò il necessario e diventerà la casa da portare sulle spalle ovunque.
Acquistato a 39.90 euro da Dechatlon, bello da vedere, comodo, solido, spazioso – più di quanto sembri da vuoto -, lo zaino da 50lt è stato quello che ho adorato più portarmi appresso. Nei viaggi in cui ci si sposta in continuazione, una volta ogni due giorni, è la scelta migliore. Non ho trovato stressante doverlo rifare ogni volta, a dire la verità non vedevo l’ora di rimettermelo sulla schiena, il prima possibile, e andare. Lo zaino non solo è figo, ma è anche un qualcosa di molto rassicurante, io mi sentivo molto protetta con lui sulle spalle.
Se partite con Ryan sappiate che non vale come bagaglio a mano, supera le dimensioni in altezza, per cui andrà imbarcato, ma non è stato un elemento di grande disturbo…

PRO: Entra tutto, anche più del necessario, è comodo, è figo, e lo porti sulle spalle sempre, è malleabile e lo infili ovunque anche in un autobus strapieno
CONTRO: se cammini a lungo, prima o poi ti farà male la schiena. Ma il bello è anche quello. Forse, soprattutto quello.

A me non capiterà mai più di partire senza zaino.
E dal profondo esame sopra svolto pieno di particolari, è emerso che nemmeno voi dovreste farlo. Certo è che non credo sia nemmeno il caso di partire con lo zainetto di scuola se poi devi tornare con una cosa pitonata e patinata.

E voi come vi approcciate alla valigia? Aspetto divertentissime storie!

A presto viaggiatrici e viaggiatori solitari!

Il vero dramma è: Airbnb oppure Ostello? Ma entrambi!

Nel caso in tu scelga di organizzare il tuo viaggio, se hai intenzione di fermarti a lungo nello stesso posto, allora una bella stanza con Airbnb conviene sempre: può essere molto più accessibile economicamente di un albergo, soprattutto se sei uno a cui piace star solo in camera.
Una casa ha tutti i comfort di cui hai bisogno, e la maggior parte degli Host – a me è capitato proprio in tutti i posti in cui sono stata – ti invitano a usare casa come se fosse anche la tua e ti trattano come uno di famiglia.
E poi, diciamocelo, il mondo che si nasconde nelle case della gente è magico. Impari un sacco di cose e soprattutto vivi momenti di straordinaria originalità.

Io girato molto con Airbnb.
Ho provato la casina inglese di Londra, sviluppata su tre piccoli piani, con parquet e scale cigolanti; tetto a cui accedere dalla piccola finestra a scorrimento verso l’alto, dove puoi goderti una cenetta sotto le stelle. Lei si chiamava Emma, era gentile e rideva sempre e aveva un vicino di casa molto reattivo, la mia amica Maria può confermarlo.
È stato un ottimo modo di affacciarsi alla realtà di Airbnb.

Se hai un senso dell’umorismo niente male, il soggiorno potrebbe diventare un vero e proprio parco divertimenti.

Le esperienze più… ehm… strane e surreali le ho fatte entrambe le volte che sono stata a New York. Una volta a Buswich, Brooklyn; anche la seconda volta a Brooklyn, ma … non ricordo il nome del quartiere.
Immaginate che state bevendo il vostro disgustoso caffé e vi state chiedendo cosa ne sarà di voi per quel giorno. Inserite in questa immagine la corsa disperata del vostro Host in mutande verso il citofono. Mi ha svoltato la giornata.
Oppure immaginate una lunga giornata e un rientro riuscito in due lunghe ore di lotta con le metro. Immaginate che entrate in casa e quasi ci perdi la vista per tutte quelle luci: c’è un un set cinematrografico, e puoi guardare tutto quello che succede, ma con discrezione.
E non ti aspetti di passare settimane in un loculo, mentre una sfilza di coppie sfileranno restando più o meno a lungo: una siberiana e un russo, un brasiliano e una colombiana, un francese e un’inglese, che sembra l’inizio di una barzelletta, ma no, non lo è.

Se invece hai intenzione di muoverti e andare gironzolando, e decidi o opti per un viaggio itinerante con lo zaino, sicuramente Airbnb non è la scelta migliore.
La scelta migliore è l’Ostello. La scelta migliore e più economica è l’Ostello in camerata. Non mi sono mai fidata troppo di Booking ma era anche la mia unica spiaggia. Alla fine si è rivelata la migliore, oltre a essere anche la più tutelante.

Ho provato, credo, tutti i tipi di camerata esistenti: da quattro femminile, da sei femminile, da otto femminile, da quattro mista. E in tutte mi sono trovata bene. È anche vero che sono un tipo che si adatta piuttosto facilmente e serenamente.
Ero stata redarguita sulla sporcizia inglese, ma quasi tutti – e non proprio tutti – avevano un discreto livello di pulizia.
Di quelli che ho provato, forse i migliori sono gli YHA (ad Haworth e Malham). Le camerate oltre essere belle da vedere e anche suggestive da vivere, hanno letti a castello e ogni posto letto un cassettone dove puoi mettere uno zaino intero: il mio è da 50 lt e avanzava altro spazio. Il lucchetto te lo devi portare da casa.
I bagni sono in comune, così come le docce. Possibilità di prenotare la colazione per 3£, reception che funziona dalle 7 alle 22, e quindi non può agire quando un gruppo di arzilli personaggi di ragionevole età decidono di organizzare un party dietro la tua porta, che dura fino alle 3 del mattino e tu avoglia a gastemare, non smetteranno di cantare o di ridere, ma ti inviteranno a bere con loro.
Però, insomma, sono cose che capitano.

In altri ostelli vi consiglio di leggere le recensioni e di valutare con attenzione – che buffo che proprio io lo dica – sia quelle positive che quelle negative. Basta capire a te cosa serve. Io avevo prenotato uno a Leeds con pessime (davvero molto, molto, molto cattive) recensioni, ma per quel che riguardava quello di cui avevo bisogno, si è rivelato discreto. Al massimo, mi ripetevo sulla strada verso la tappa notturna, li mandi tutti a quel paese e te ne vai altrove, e sì, all’altrove poi si pensa. Avrei chiamato Booking, e Rocco (non sono proprio sicura si chiamasse così) mi avrebbe salvata, come ha fatto per Liverpool.
A proposito, Rocco o chiunque tu sia, se mi stai leggendo io sono sempre single.

Se siete degli ansiosi, verificate che le strutture che state scegliendo abbiano gli armadietti, perché attenzione, mettetevelo in testa: non tutti hanno gli armadi per mettere i propri averi. Io ho scelto di fidarmi con un pochino di attenzione in più, e sono tornata a casa con la stessa quantità di roba con cui ero partita.
Non abbiate paura degli ostelli, io non li avevo mai provati, ma sono un mondo interessante, incontri un sacco di gente, un sacco di scolaresche, un sacco di vecchietti, un sacco di gioventù. Ogni struttura riflette il paese o la città in cui si trova e io credo siano deliziosi.

E poi, diciamocelo, le piccole tragedie capitano sempre, e quando si è soli si ha sempre il timore di dare di matto, ma la realtà è un’altra. Sei tu il padrone e tu scegli: basta rimanere calmi, mettere una cartina geografica sul tavolo, esaminare tutte le situazioni possibili, fare i calcoli del caso e scegliere. Non è vero, io vado sempre a intuito, a sentimento (come diciamo a Bari) e spesso sbaglio tutto, ma l’importante è cercare di cadere in piedi. L’importante è mettersi alla prova, che altrimenti che sei partito a fare?
Quel che c’è di buono è che imparo dai miei errori e posso aiutare chi vien dopo di me. Quindi per tutte le info che volete su ostelli, Airbnb, ma anche itinerari inglesi o americani (o tanti altri itinerari) io sono disponibile sempre ad aiutarvi!

A presto viaggiatrici e viaggiatori solitari!

Viaggiare in treno per l’Inghilterra – Piccole avventure su due rotaie

Adesso sveliamo qualche retroscena che potrebbe diventare un monito per il prossimo o la prossima che se ne andrà gironzolando per la selvaggissima Inghilterra.

I trasporti sono una bomba. In qualunque parte del Regno Unito tu voglia andare, se sei su un bus o su un treno, sei in una botte di ferro.
Se poi ti chiami Roberta, è facile che tu ne esca, ma va bene così. Tutto è risolvibile.

Ma torniamo a noi.
Se prendi un autobus, compra i biglietti direttamente dal conducente, munito di macchinetta che te li stampa al momento – incantevole. Ma non solo. Si serve di un sistema fatto di tanti cilindretti che permette di dividere le monetine per taglio: così è più facile dare il resto, e mentre guida infila le monetine nei piccoli tubi in un continuo tintinnio. Un rumore confortante che dava una sorta di cadenza alla corsa silenziosa del piccolo bus. Come lanciare sassolini in un lago.
Naturalmente sui bus trovi la gente più eccezionale, che è sempre un ottimo motivo per spostarti su quattro ruote… oltre alla perfetta puntualità delle corse.
Come a Bari.
Uguale.

Se invece devi prendere il treno, puoi acquistare i biglietti online dal sito thetrainline.com (che, attenzione, non è .eu), e ritirarli direttamente dalla stazione, inserendo la carta di credito con cui li hai comprati nella macchinetta ticket. Basta selezionare collect ticket, digitare il codice che ti avranno mandato via mail, ed ecco il tuo biglietto.
Allora.
Non fate come ho fatto io che stavo per rimanere rinchuisa per sempre nella stazione di Leeds. Quando andate alla macchinetta, e riuscite miracolosamente a far funzionare tutto come vi aveva spiegato il sito, per l’amor del cielo, non fatevi prendere dall’eccezionalità del momento, state attenti. Usciranno due cartoncini arancioni: uno è un biglietto, l’altro una ricevuta. E sono identici.
Nella gioia del momento – ossia quella di aver usato un aggeggio che stampa biglietti come se non li aveste pagati affatto -, non prendete solo uno dei due rettangolini colorati: potrebbe essere quello sbagliato. Non camminate come Alice, per studiare tutte le rotaie e le piattaforme, prima di andare all’uscita.
Perchè non distrarsi?
Che succede, volete sapere? Succede che puoi aver guardato bene ogni angolo della stazione, ma questo non significa che una volta infilato il fantomatico biglietto nella fessura, le porte si apriranno. Potrebbe invece accadere che vada in palla il sistema, e il ‘biglietto’ entra ed esca alla velocità di una palla magica impazzita. Può anche succedere che qualche passante incuriosito si fermi, cerchi di afferrare il ‘biglietto’ impazzito, e alla fine diventa un gioco. E poi anche l’impiegata, attirata dalle risate, si avvicina. Nel frattempo un prode giovane ha afferrato il… ‘biglietto’ … e lo ha passato alla signora. A questo punto la scena rallenta: quando la donna guarda il cartoncino spalanca gli occhi.
‘Dove l’hai preso?’
Le indico la macchinetta e lei comincia a correre nella direzione opposta alla mia, naturalmente non la inseguo – sia per gli ormai famosi collassi polmonari, sia perché ero un po’ confusa.
Ma che…? Infila la mano e la solleva nella mia direzione: è entusiasta, felice.
Ah: ha recuperato il biglietto.
Ah, quindi ne stava un altro.
Ah, e infatti in questo qui c’è scritto recipe.
Ah.
Ero dispiaciuta, perché aveva proprio la faccia della sincope sfiorata. Però era contenta di avermi salvata, e quella era la cosa importante. Mi ha anche dato un sacco di pacche sulla spalla come se fossi un cavallo, che non è una cosa brutta: loro adorano i cavalli.
Inglesi.
Non sono adorabili?

Poi. Se sei a Malham, un posto dove il telefono non prende…diciamo mai. E se il tuo ostello come qualsiasi altro posto, ha la connessione aperta: dove li prendi i biglietti del treno da thetrainline.com?
Molti direbbero: quale hacker si nasconde nel Parco Nazionale dello Yorkishire, che in tutto eravamo 5, comprese le mucche?
Bè, Tutto può essere.
E quindi, Roberta, quale sarà il tuo prossimo geniale piano per arrivare a prendere tutti i mezzi necessari per arrivare a Liverpool?
Eh. Quale?
Bè, nessuno in particolare.
Provi con la connessione privata, che accenna appena a prendere. In lunghi attimi di fatica riesci a selezionare i biglietti, metterli nel carrello, cliccare per acquistare.
Ma no, non ce la fa.
E va bè. Sono andata a farmi una passeggiata e quando sono tornata in ostello, arriva la ricevuta da paypal: pagamento effettuato. Bellissimo.
Ma… dove sono i biglietti?
Dove-sono-i-biglietti?
Non la tirerò per le lunghe: non c’erano i biglietti.

Io, paypall, l’assistenza di trainline – e altre assistenze – abbiamo passato attimi difficilissimi. Ma alla fine mi hanno rimborsata. E sono sicura che non l’abbiano fatto perché li ho assillati fino allo sfinimento, ma perché offrono un ottimo servizio.
Ho già detto che adoro gli inglesi?