Viaggiare in treno per l’Inghilterra – Piccole avventure su due rotaie

Adesso sveliamo qualche retroscena che potrebbe diventare un monito per il prossimo o la prossima che se ne andrà gironzolando per la selvaggissima Inghilterra.

I trasporti sono una bomba. In qualunque parte del Regno Unito tu voglia andare, se sei su un bus o su un treno, sei in una botte di ferro.
Se poi ti chiami Roberta, è facile che tu ne esca, ma va bene così. Tutto è risolvibile.

Ma torniamo a noi.
Se prendi un autobus, compra i biglietti direttamente dal conducente, munito di macchinetta che te li stampa al momento – incantevole. Ma non solo. Si serve di un sistema fatto di tanti cilindretti che permette di dividere le monetine per taglio: così è più facile dare il resto, e mentre guida infila le monetine nei piccoli tubi in un continuo tintinnio. Un rumore confortante che dava una sorta di cadenza alla corsa silenziosa del piccolo bus. Come lanciare sassolini in un lago.
Naturalmente sui bus trovi la gente più eccezionale, che è sempre un ottimo motivo per spostarti su quattro ruote… oltre alla perfetta puntualità delle corse.
Come a Bari.
Uguale.

Se invece devi prendere il treno, puoi acquistare i biglietti online dal sito thetrainline.com (che, attenzione, non è .eu), e ritirarli direttamente dalla stazione, inserendo la carta di credito con cui li hai comprati nella macchinetta ticket. Basta selezionare collect ticket, digitare il codice che ti avranno mandato via mail, ed ecco il tuo biglietto.
Allora.
Non fate come ho fatto io che stavo per rimanere rinchuisa per sempre nella stazione di Leeds. Quando andate alla macchinetta, e riuscite miracolosamente a far funzionare tutto come vi aveva spiegato il sito, per l’amor del cielo, non fatevi prendere dall’eccezionalità del momento, state attenti. Usciranno due cartoncini arancioni: uno è un biglietto, l’altro una ricevuta. E sono identici.
Nella gioia del momento – ossia quella di aver usato un aggeggio che stampa biglietti come se non li aveste pagati affatto -, non prendete solo uno dei due rettangolini colorati: potrebbe essere quello sbagliato. Non camminate come Alice, per studiare tutte le rotaie e le piattaforme, prima di andare all’uscita.
Perchè non distrarsi?
Che succede, volete sapere? Succede che puoi aver guardato bene ogni angolo della stazione, ma questo non significa che una volta infilato il fantomatico biglietto nella fessura, le porte si apriranno. Potrebbe invece accadere che vada in palla il sistema, e il ‘biglietto’ entra ed esca alla velocità di una palla magica impazzita. Può anche succedere che qualche passante incuriosito si fermi, cerchi di afferrare il ‘biglietto’ impazzito, e alla fine diventa un gioco. E poi anche l’impiegata, attirata dalle risate, si avvicina. Nel frattempo un prode giovane ha afferrato il… ‘biglietto’ … e lo ha passato alla signora. A questo punto la scena rallenta: quando la donna guarda il cartoncino spalanca gli occhi.
‘Dove l’hai preso?’
Le indico la macchinetta e lei comincia a correre nella direzione opposta alla mia, naturalmente non la inseguo – sia per gli ormai famosi collassi polmonari, sia perché ero un po’ confusa.
Ma che…? Infila la mano e la solleva nella mia direzione: è entusiasta, felice.
Ah: ha recuperato il biglietto.
Ah, quindi ne stava un altro.
Ah, e infatti in questo qui c’è scritto recipe.
Ah.
Ero dispiaciuta, perché aveva proprio la faccia della sincope sfiorata. Però era contenta di avermi salvata, e quella era la cosa importante. Mi ha anche dato un sacco di pacche sulla spalla come se fossi un cavallo, che non è una cosa brutta: loro adorano i cavalli.
Inglesi.
Non sono adorabili?

Poi. Se sei a Malham, un posto dove il telefono non prende…diciamo mai. E se il tuo ostello come qualsiasi altro posto, ha la connessione aperta: dove li prendi i biglietti del treno da thetrainline.com?
Molti direbbero: quale hacker si nasconde nel Parco Nazionale dello Yorkishire, che in tutto eravamo 5, comprese le mucche?
Bè, Tutto può essere.
E quindi, Roberta, quale sarà il tuo prossimo geniale piano per arrivare a prendere tutti i mezzi necessari per arrivare a Liverpool?
Eh. Quale?
Bè, nessuno in particolare.
Provi con la connessione privata, che accenna appena a prendere. In lunghi attimi di fatica riesci a selezionare i biglietti, metterli nel carrello, cliccare per acquistare.
Ma no, non ce la fa.
E va bè. Sono andata a farmi una passeggiata e quando sono tornata in ostello, arriva la ricevuta da paypal: pagamento effettuato. Bellissimo.
Ma… dove sono i biglietti?
Dove-sono-i-biglietti?
Non la tirerò per le lunghe: non c’erano i biglietti.

Io, paypall, l’assistenza di trainline – e altre assistenze – abbiamo passato attimi difficilissimi. Ma alla fine mi hanno rimborsata. E sono sicura che non l’abbiano fatto perché li ho assillati fino allo sfinimento, ma perché offrono un ottimo servizio.
Ho già detto che adoro gli inglesi?

Le tappe di mezzo e le strade da scegliere, ovvero quando il mondo si dispiega di fronte a te

Leeds, York, Keighley, Skipton, Liverpool: quando sono più i treni da prendere che le speranze a cui aggrapparsi

Non sai mai su cosa ti imbarchi finché non lo fai. Ho dondolato per ore sulla sediolina nel gate, chiedendomi se fosse giusto, se potessi farlo. La paura si arcuiva e diventava grande, l’unico modo per ridurla era stringermi le gambe al petto e aspettare.
Alle nove del mattino, l’adrenalina a mille mi aveva già stremata.

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Quando una non sa bene quello che sta facendo – né tanto meno quello a cui si sta andando incontro -, se una non ha programmi, se ha la fobia dei treni e tutto il resto, ha anche solo una strada possibile: camminare quella che ha sotto i piedi e lasciare tante altre possibilità aperte.
Con tutte le opzioni del caso:
Uno. Puoi fermarti a metà, o anche prima – pensiero utile a spronare una persona molto competitiva a non fermarsi.
Due. Sai che puoi tornare indietro quando vuoi.
Oppure puoi mandare al diavolo ogni opzione e strada aperta e spingerti oltre la paura e oltre il coraggio. Sì, anche quando il coraggio non ce l’hai affatto. Io ho scelto quest’ultima, e il “poi ci pensi” è diventato il mio motto.

Il silenzio dell’Inghilterra ha sistemato e rilassato all’istante il mio animo inquieto, come un narcotizzante. Un telefono alla mano e sapevo dove arrivare, non ero certa di dove passare.
Ogni tappa era un passo avanti, anche nel viaggio di ritorno verso casa.

Leeds mi ha accolta sotto la pioggia: una piccola città universitaria e una stazione che nei primi giorni trascorsi in Inghilterra è diventata un punto in cui tornare e anche da cui ripartire. Quando la vidi la prima volta era tanto scura, ma era sua la strada che mi accompagnava verso il primo ostello in cui avrei dormito in camerata.
Nel calore dell’accoglienza ho avuto tempo di distendere i pensieri, così come i muscoli. La serenità ritrovata sarebbe bastata a farmi addormentare come un sasso… ma non prima di un’altra piccola avventura. Nella hall era in atto un accenno di tragedia. E io, che sono impicciona e mi ritengo anche una grandissima ‘problem solver’, ho cercato di capire se era il caso di mettermi in mezzo… non mi ci è voluto molto per realizzare che non era aria e soprattutto che sarò anche una ‘problem solver’ per me stessa, ma non per gli altri.

E la mattina dopo dove vai? Non subito Haworth: hai un mondo che si sta aprendo di fronte a te.
Scoprirlo.
Haworth la stai aspettando da un po’, ma sii paziente. Il viaggio è anche salire all’improvviso su un treno che sta passando in quel momento.
Prendilo: perché sta andando a York.
Sali sulle mura che cingono il piccolo gioiello medioevale e supera la paura dell’altezza. Anzi. Fai di più: cammina sulla muraglia con lo zaino che ti sta rischiando le spalle. È una camminata di 5 km, ma scegli di farne uno, e va bene se non l’hai finita: la pioggia cadeva e tu continuavi a inciampare e tua madre ti avrebbe voluta salva a casa. E anche tu, infondo, lo volevi.

Keighley ha una deliziosa stazione la cui foto incorniciarai, e cammina sotto la pioggia fino alla fermata dei bus. Ma guarda bene la città: non sei solo di passaggio, ci stai camminando sopra e ti sta accogliendo, merita di essere guardata come lei guarda te.
Guarda come il mondo delle città sta mutando in campagna. Guarda la trasformazione.
Guarda. Perché questa sarà l’ultima stazione che incontrerai per un bel po’ di tempo.
Affidati alla mappa, a te stessa e alla gente… affidati agli automobilisti. Affidati ai bambini e agli anziani.
Fidati. Puoi fidarti, è solo Yorkshire.

E Skipton che ti porterà a Malham.
Skipton con i suoi castelli, le sue salite e le sue discese, un coloratissimo bazar denso della calma inglese. Accogliente come è un inglese.
Quanta gente che cammina, e quanta gente che va ai mercatini. E tu in teoria non hai tempo di fermarti, ma ti piacciono tanto i mercatini! Scendi dal bus, anche se poi sono tre chilometri a piedi fino alla prossima fermata.
Dai, fermati. Guarda. Respira l’aria, anche solo per accorgerti che è la stessa in tutto il mondo dei mercati, e il fascino sta nel fatto che anche i rumori son gli stessi. Le voci no.

E nell’attraversare tutti questi posti – fino all’ultimo giorno nella bellissima e musicale Liverpool – dai voce alla tua voce e parla con la gente che ti chiede chi sei, che fai, da dove vieni e dove andrai.
È facile vedi? Puoi condividere un minuto con uno sconosciuto, anche se hai passato la tua vita al riparo del calore degli amici e della tua famiglia. Fallo, perchè in questo mondo sei sola.
Condividi tutto quello che puoi con chi non hai mai visto e non vedrai mai più.
Vivilo: la protezione l’hai trovata tante volte e la troverai ancora.
Se non hai voglia di chiedere, imparerai che l’aiuto ti sarà sempre dato: gli occhi e le espressioni le sanno leggere tutti.

E ora il viaggio è finito e tutto quel che è rimasto è una mazzetta di biglietti del treno e dei bus sparsi; uno ziano che è stata la tua casa e che stai smontando piano piano, perché farlo in una volta sola è come demolire tutto.

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Tutto quel che hai alle spalle è un viaggio di 400 chilometri.
Però, ascolta, ora adori non solo gli aeroporti, ma anche le stazioni.
Quindi, forse, l’hai fatto nel modo giusto.

È stata anche un grande scommessa con te stessa. L’hai fatta quando sei partita di nuovo e per la terza volta, alla cieca da un paesino del sud: ma ehi, sei tornata una donna che viaggia da sola.

Io adesso so e capisco che il viaggio è fatto solo di te stessa che cammini tutte le strade possibili.
E sei l’unica persona che può renderlo straordinario.