Il Lago di Molveno, specchio del cielo

Non è facile scrivere questo post per una miscredente della montagna. Della serie: “Ma tua madre niente ti ha insegnato?”, quando piangente, triste e sconsolata mi trascinava nei suoi viaggi folli sulle vette. Dodici ore di macchina, o una corsa di minimo tre treni e 4 ore in un autobus traballante che si arrampicava sulle cime.
E più erano alte e più piangevo.
Ho pianto davvero tanto da piccola.

Gli anni di scaut – evidentemente – non mi hanno aiutata. Sono una principiante dei sentieri, una novellina del clima ballerino, prima freddo, poi caldo.
Ho cercato di imparare questa estate: parlando, sentendo, provando.
Ogni mattina, a Molveno, mi sono alzata, ho preso la mia cartina e mi sono crivellata il cervello: cosa posso fare che non spezzi le ossa del bacino e non mi incricchi le ginocchia?
Mi sono lanciata in lunghe conversazioni con i più esperti.
E ogni giorno di più diventavo Dora l’esploratrice.

Quello che volevo da Molveno era una passeggiata tranquilla, mentre tutti andavano alla spasmodica ricerca dei Croz – che io fino all’ultimo ho chiamato Ruz.
Alla (esagerata) cifra di 2€, in reception, ho comprato la mia mappa, con tutti i percorsi segnati su Molveno.
Secondo la cartina alcuni erano facili: serviva poca tecnica. Secondo gli escursionisti più esperti anche, ma bastava guardar loro le scarpe per capire che stavano mentendo sapendo di mentire a Dora l’esploratrice, povera avventuriera.

La verità era una sola: io la montagna non la so camminare, ma avevo intenzione di farlo. E seriamente.
Volevo solo partire in piano.
Dio, nemmeno il mio albergo lo era.

Ma cominciamo dall’inizio: il Croz dell’Altissimo; il fiume latte e fango; il Percorso Didattico; il Bivio; 12 km intorno al Lago.

La pioggia mi ha salvata da un grave trauma già il primo giorno quando, pensando di star facendo una passeggiata serena mi sono incamminata verso il Croz dell’Altissimo (al tempo, per me, il Ruz di Dio).
È partita a mille, come a dire: bella, torna di sotto, oppure oggi rientri in albergo piangendo.
Non potevo fare altro: o rimanevo sotto la grotta del bambinello, o ritornavo in basso. Avevo anche lasciato in camera la mia giacca impermeabile, perché con quel sole “Perché dovrebbe mai piovere?”.
Eh. Perché.

Quindi, dicevo, la strada per il Ruz è lastricata di pioggia. Senza il giubbottino ho dovuto trovare un riparo così, con agilità e prontezza, mi sono letteralmente arrampicata nella boscaglia, fino a trovare un piccolo riparo. Ci sono rimasta per un’ora fino a che, grazie – appunto – all’Altissimo, ha smesso di piovere.
A quel punto il fiume era in piena: bianco opaco, quasi come latte. Uno spettacolo che mi ha fatta sentire come un bambino che scopre qualcosa di nuovo. Non mi sono mai fatta così tanti selfy con così tanto entusiasmo.

E da lì ho preso l’altra decisione della giornata: avrei fatto il Giro del Lago.
4 km in lunghezza, 1,5 km il larghezza – e sorvolerò sull’orario di ritorno a sera.
Prima di raggiungere il lago, sul percorso ho trovato un Sentiero Didattico sull’uso e lo spreco dell’acqua, purtroppo mal tenuto, ma molto divertente.
Mi hanno sfilato davanti una falegnameria mentre sulla destra restava – l’ormai – ruscello bianco che non perdevo di vista, mentre una bambina con il suo retino cercava di catturare foglie gridando che nel ruscello c’era “Uno squalo gigantesco, papà!”. Squalo, che il papà, prontamente ha tolto di mezzo con il retino stesso. Roba da intenditori.

Ed ecco l’inizio del percorso sul Lago.
Non puoi sempre camminare sulla riva e spesso devi risalire e costeggiare la strada, entrare nella boscaglia, camminare il sentiero, che è generoso e non ti sfianca in grandi salite.
Si tratta di un’escursione che non richiede troppe forze, 4 ore di cammino, un po’ di più se ti fermi a sedere sugli scogli per vedere come cambiano i colori del paesaggio. O per vedere com’è il mondo da quella prospettiva.

Il Lago regala squarci che non smetteresti mai di guardare, resta fermo anche nel vento, con i suoi colori che fanno specchiare le montagne e le nuvole.

A volte può capitare che il cielo si spacchi letteralmente in due. Se guardi a destra, sopra le montagne più alte, il cielo è nero; ma se poi sposti lo sguardo a sinistra, nel vuoto impegnato dal lago, il cielo è blu, le nuvole bianche e pacifiche, ed è tutto calmo e sereno.

Altre escursioni … per farsi un’idea

Del Giro del Lago ne abbiamo parlato ampiamente sopra, ma non ho detto che non solo puoi fare il bagno, ma ci sono tante aree pic nic da sfruttare. Il Lago non è solo da camminare, ma si possono raggiungere alcune zona con l’auto per passare una giornata serena.

A portata di carrozzino, c’è Ciclamino e S. Antonio di 1 ora e mezza.
Proprio ai piedi del Croz dell’Altissimo, c’è questa piccola località raggiungibile da Molveno in pochissimo tempo. Basta seguire via delle Dolomiti, mentre, sulla sinistra ti accompagna il sottofondo del fiume. Alla fine del percorso la deliziosa Baita per rassettarsi.

La camminata verso Andalo, di circa 2 ore e mezza, è una delizia: lì, in mezzo al bosco, con un sentiero largo, la roccia alla tua destra e lo strapiombo alla tua sinistra. Un percorso facile, in piano, che si può fare anche con la famiglia e carrozzini al seguito.
Il sottofondo della natura e il ruscello che ti accompagna quasi fino ad Andalo.
Solo una piccola e abbastanza ripida salita che fa sudare e affaticare, ma dura poco e – per quanto possibile – è agevolata.
La camminata è dolce, e Andalo, seppure molto diversa da Molveno, è altrettanto bella, circondata dalle montagne e sempre piena di gente. E anche da lì partono diversi sentieri, anche per i miei tanto amati Ruz e Croz.

Un’altra camminata che è possibile riprendere da Andalo, è quella fino a Pradel, di 2 ore e 30, un percorso su strada forestale che porta fino alle Dolomiti del Brenta: caratteristica e molto semplice.

Il sentiero per il Croz dell’Altissimo è un po’ impegnativo. La salita continua, seppur fattibile, è lunga e faticosa. Si tratta di una camminata di 3 ore e mezza che porta fino al rifugio a circa 1300 m di altezza. Si tratta di un percorso per i più esperti, ma anche i meno allenati riescono a farla.
Quelli che non hanno voglia di cimentarsi, possono rivolgersi a Donna Funivia, che accompagna fino su. Da lì al rifugio sono 40 minuti a piedi e in piena tranquillità.

Tempo e clima del Trentino; la Montagna che non fa vedere oltre

I cambiamenti metereologici sono repentini, e spesso annunciati da piccoli segnali.
Segnali che tu, magari, non cogli. Anzi, quella sera hai fatto i capelli, e cielo! – proprio oggi il vento deve soffiare così tanto da trascinarti via.
Ma, a differenza tua, il Lago più di un’increspatura non fa, e resta lì, placido ma nero esattamente come il cielo.
Sotto la pioggia che sferza, ci resti secca anche tu a chiederti come diamine fa, sotto quell’inferno a rimanere calmo.

Dicono che chi vive sulle montagne, possa arrivare a odiarle, perché impediscono di vedere, di guardare oltre.
Io amo i tramonti e non una sola volta ho potuto vedere o riprendere il sole calante o crescente: non c’è mai. Ma ho potuto guardare il colore del cielo cambiare: tenendo la Cam in time-lapse, e rivedendo poi il video lo spettacolo è incredibile: sembra che non imbrunisca mai, c’è ‘solo’ un passaggio di colori.
Forse sulle montagne il tramonto non esiste, esistono sono le nuvole che si spostano velocissime, tornano e non permettono mai che il cielo sia solo, senza di loro.

Attività a pagamento e non sul Lago

Il Pedalò ti regala la possibilità di essere al centro del Lago e ovunque ti muovi il panorama è bellissimo.
Il Parapendio non è alla nostra portata: è un desiderio troppo costoso per il momento perché io possa realizzarlo.
Avrei voluto provare la pesca sportiva, ma evidentemente non l’ho cercata bene.
L’attività più economica e divertente è sicuramente un bel bagno gelato nelle acque dolci del Lago.
L’Animazione è sempre a lavoro in diverse zone del paese.

E finalmente Molveno

Il paese è caratteristico: è come se fosse una piccola chiocciola da scoprire. Sempre in vita e in movimento.
Pieno, musicale, vibrante, colorato. Dove ti volti e ti giri un panorama è in agguato. Con il suo orto urbano, messo lì, in mezzo al belvedere che non sai cosa più a lungo guarderesti con quei colori.

Ci sono tanti negozi: souvenir, prodotti tipici, prodotti per la casa e attrezzatura da montagna – nel caso ne fossi sprovvisto.
Negozietti che ci perdi la testa, anche se i prezzi non sono proprio generosi.

E poi. La tombolata serale, il concerto, la musica che non ne vuol sapere di andare al ritmo del Campanile. Solitamente Dj e campana partivano quando ero in cerca di un po’ di silenzio… e ti pareva.

Il giorno di Ferragosto i fuochi d’artificio dei Vigili del Fuoco sono esplosi nel cielo, e la loro festa durata tutto il giorno con cibo, bevande e musica.

Ultimi consigli prima di andare…

Quando pensi di non farcela mantieni un certo atteggiamento montanaro, sorridi e pensa al punto di arrivo. Anche quando vorresti rubare il carrozzino al neonato che ti sfila davanti sonnecchiante.
Non dimenticare mai l’impermeabile perché al Trentino può girar male. L’acquazzone ci sta sempre, e sei in cima non è quasi mai divertente.
Soprattutto ricorda: dove non arrivi tu arriva Donna Funivia.

E cammina. Anche se piove, sei stanco e hai bolle in posti improbabili.
Tutto stava nell’arrivare.
Ovunque. Ma arriva.

Ph: Tutte in Action Cam

Annunci

Ritorno a casa. Polignano a Mare

Polignano è uno dei gioiellini del sud. Una delle ultime scoperte del panorama turistico, che da essere paesino tranquillo sul mare è diventato la meta preferita perfino di Brook Logan.
Io a Polignano ci sono cresciuta, ma da quando il fenomeno è esploso me ne sono tenuta a debita distanza, come se ne fossi profondamente offesa.
Il turismo mi aveva presa e rimbalzata fuori, e non gliel’ho mai perdonato.

Adoravo la festa padronale e le sue luci.
Adoravo il mare di Cala Paura
– mamma mi ci portava sempre. Lì mi ha insegnato ad amare i ciottoli, che da bambino vuoi sempre e solo la sabbia, ma lei mi metteva le scarpe da ginnastica pensando di mettermi a tacere. Naturalmente trovavo altri motivi per avere da ridire, ma sui ciottoli è riuscita a fregarmi.

Adoravo il gelato la sera e i vicoletti strettissimi del centro storico, dove avevamo la nostra casetta in via Ranuncolo, una cosa minuscola costruita su 3 piani: ogni piano era un piccolo quadrato più o meno vivibile. Mi piacevano anche i nostri vicini, la luce del sole, e la freschezza delle stanze di casa.
Poi tutto questo ha smesso di piacermi.
In questi tre giorni ho provato a darmi un’altra possibilità.
Ora vi racconto come è potuto accadere.

Dovevo riportare il mio punto di vista a casa, sradicare i miei pregiudizi e accettare che qualcosa che avevo molto amato non sarebbe mai tornato come lo volevo, o come lo avevo conosciuto io.
Non guardavo Polignano, non la guardavo davvero da anni.
Mi sfuggiva qualcosa: ah, ecco, era la mia puzza sotto il naso.

Amo molto i libri e amo qualsiasi evento che riguardi la carta da leggere.
Il Libro Possibile è un evento che da qualche anno, ogni anno, fanno a Polignano. Per me è sempre difficile camminare le strade in paese e accettare la folla, ma quest’anno ho voluto e ho seguito l’evento. Passo passo, dal tramonto a notte inoltrata.
Prima, naturalmente, sono andata al mare, con la mia amica Lydia.

Siamo atterrate al mare all’ora di pranzo, armate come ottime ziazine arrangiate di paese. Lydia è super equipaggiata – io uso dimenticare anche il telo.
Ha preparato la nostra borsa termica –
fatta con la busta della spesa e ghiaccini -, ha preso la sua macchina fotografica, ha fatto riserva di pazienza per avere a che fare con me, e si è messa in macchina.

La caletta di Cala Paura, è un luogo caratteristico.
Prima l’acqua era gelata e pulita, vedevi il fondale, ora è così piena di gente che vedi solo molte teste.
Per non parlare dell’odore di pesce, o delle signore con i tavoli e la sacra famiglia di 50 persone. O ancora, la passerella strapiena di gente.
C’è anche la signora che stende l’asciugamano addosso a te, nonostante sia giovedì e di spazio libero ce ne sia in abbondanza.
Non dimentichiamo i bambini che schizzano.
O la radio a palla.
Prenderò in prestito la frase più gettonata su Facebook e la modellerò sulle mie necessità. Se la storia è questa “Non venite al Sud”.

Ma la storia non è proprio questa, anzi, è molto diversa.
Modificherò la frase. Se non sopportate il folklore, la gente, il calore, il caldo, scene di vita vera e quotidiana “Non venite al sud”.
Se non volete la vita vera, non andate a Cala Paura, perché c’è troppa Puglia.

La Puglia, e in questo caso Cala Paura, è l’odore di pesce ed è l’odore del polipo che il piccolo ristorantino della spiaggia cucina tutto il giorno, pranzo e cena. È anche l’odore di panini, di spaghetti ai frutti di mare, di frittura di pesce, di insalata di mare. Un pasto economico, alla portata di tutti, un pasto molto più che ottimo e fresco.

La Puglia è fatta di intere tavolate gestite da matrone pugliesi che si occupano della brace accesa, che qui si chiama la La braceaccesa, e mentre lo dici allarga i gomiti e le braccia più che puoi e nemmeno allora avrai idea di quello che sto dicendo.

La Puglia è la frequenza del vicino alle tue spalle, con il volume al massimo, sempre su Radio Norba.
Ma è anche la signora che ti stende l’asciugamano addosso e occupa troppo spazio per una sola persona: sta mangiando. Ha con sé 10 teglie di pasta al forno, 20 di patate riso e cozze e arrosticini. Chiunque tu sia, sei sciupata/o, e il piatto per te è già pronto.

Per quanto riguarda bambini che stanno sempre a schizzare acqua…niente, sono bambini che schizzano acqua, non la trovo la poesia in un bambino che ti schizza mentre ti muovi come un’anguilla tentando di sfuggire al freddo dell’acqua polare in cui ti stai immergendo. Ma un bambino è sempre un bambino, quindi se ci vai, sorridi e pensa alla parmigiana.

La nostra porzione di mondo, quella del sud è chiassosa, uh, se lo è. Ed è molesta. La voce è alta, il traffico strombazza, la gente è lenta, le chiacchiere a mille.
E io ti auguro di incontrare ognuno dei personaggi di cui ho parlato sopra, sapendo che potresti trovare molto, ma molto di più.

Cala Paura è solo un esempio, perché c’è anche la spiaggia Porto Cavallo, che ha anche un po’ di sabbia e un po’ di passerella… e anche un po’ di scogli.
Anche questa è una caletta, la gente sempre la stessa. Pensa: se vai un po’ a Cala Paura, un po’ a Porto Cavallo, con tutte quelle signore con la braceaccesa quanto mangeresti?
Te lo dico io: tanto.

Il centro storico è un diamante raffinato, che dà un po’ di Grecia – come dice Lydia mentre scatta le foto che le avevo chiesto di fare. Che lei la sa prendere molto meglio di me la bellezza in una foto.

La pazienza di seguirmi mentre cammino per il paese, che per fortuna di giovedì non è tutto questo macello di gente e io posso seguire Il Libro Possibile riuscendo a respirare anche… ogni tanto. E posso godere la presenza della mia amica che mi riporta sempre all’ordine, che io sono distratta e mi perdo sempre.
L’evento de Il Libro Possibile prevede la presenza di vari palchi in giro per il centro storico e in contemporanea ci sono le presentazioni, una ogni mezzora, e poi cambio.

A me l’evento è sempre piaciuto molto, ma io sono troppo invischiata in questa storia dei libri. E se posso muovere una critica – tra le tante – ci sarebbe la pesantezza. Troppa crisi, troppa serietà, troppa economia.
Poi, non so cosa ne abbia fatto il comune di Polignano degli artisti di strada, ma c’erano troppo pochi per i miei gusti.
L’artista di strada è lo spazio necessario tra una presentazione e un’altra. È come la virgola in una frase: ti permette di prendere respiro.
In uno di loro ho deciso di investire i miei ultimi 0.50 cent.
Suona porcellini.

Questo è niente rispetto a cosa offre questo posto, perché è solo una giornata e io ho dovuto essere sintetica.
In Puglia c’è una cultura da scoprire.
Basta aprire gli occhi.
O chiuderli e far finta che il turismo pazzo ed esagerato che ti ha rimbalzata, e che infondo non perdonerai mai, non esista.

Ph: Lydia Melchiorre