Vi racconto dei colori della Valle d’Itria

Un percorso di circa 243 chilometri.
Una macchina a metano, un appoggio nei dintorni.
Tenendo come base Polignano, mi sono mossa per due giorni nelle località più caratteristiche della Valle d’Itria: Alberobello, Locorotondo, Ostuni e Cisternino. Sotto la frescura dei quaranta gradi all’ombra, che è stato un suicidio bello e buono… ma bello di più.

Un week end super low cost ridotto all’osso. Una spesa totale di circa 35€, comprensivo di gas per l’auto, e di un pranzo in un piccolo ristorante.

La Puglia sta diventando richiesta e quindi costosa.
La domanda che mi sono fatta, decidendo di partire è stata: lo è davvero? È costosa anche per noi che ci viviamo, o possiamo trovare un modo per riuscire a vivere la nostra terra tenendo il più possibile soldi in tasca?

E i turisti? La invadono a tal punto da costringere anche noi a sottometterci ai prezzi che salgono vorticosamente di giorno in giorno?
Con un po’ di fortuna e oculatezza ero certa di poter fare due giorni fuori, vedere cose meravigliose e riuscire a spendere fondamentalmente…nulla.

Secondo me la sfida l’ho vinta e può vincerla qualsiasi ragazzo che non ha soldi da spendere, ma ha la fissa di andarsene sempre in giro.

Ok, io sono fortunata ad avere una macchina con scarsi consumi e un punto di appoggio, ma continuate a leggere e vi mostrerò alcune soluzione low cost, che forse non vi faranno spendere proprio 30€, ma comunque vi daranno uno spunto su come risparmiare.

Cominciamo dall’inizio, e quindi da Alberobello.
Mettiamo che ci siano 100° all’ombra e stai evaporando, hai camminato lungo alcune delle sette vie e hai guardato sfilare i bianchi trulli e sei andato a sbattere a una signora troppo sudata, o mettiamo che quella sudata eri tu e ti fa comodo dare la colpa alla signora. Mettiamo che siamo tutti fotografi e che andiamo tutti a caccia delle fontanelle. Mettiamo che ti sei fatta spintonare e va bene, hai anche spintonato ogni tanto. Hai grondato sudore alla stregua di una fontana, che se avessi avuto qualcosa di simile a una manopola, qualcuno – ci scommetto – avrebbe provato a girarla.
Ti sei fatta anche foto molto belle e altre che solo la mamma, a fatica, ti avrebbe detto “sei bellissima”, anche se un po’ schifata.

Ma scusate, volete mettere il pranzo in un ristorantino spartano ma soddisfacente, dove puoi mangiare un panino con la porchetta a 3€? Ma non solo il panino, e il conto finale è di 10€. Un posto alla mano con un menu di tutto rispetto con carne alla griglia, insalate e tanto altro, molto economico in mezzo ad altri ristorantini magari più elaborati e costosi dove una foglia di insalata costa 9 euro ciascuna?
Poi, ancora più economica, resta sempre il “pranzo al sacco”… che è stato, in parte, il piano del giorno dopo.

Locorotondo.
Ora di pranzo: la peggiore per stare in giro, sotto il sole. Ma a noi non manca mai nulla, e mentre stese e sfiancate ci stavamo riposando sulle panchine del parco come delle ottime poveracce, una bella scrosciata d’acqua ci ha sorprese. Giusto il tempo di agevolare l’afa, non certo per rinfrescare l’aria!

E che strana sensazione non trovare la calca di Alberobello. Ripensandoci ora mi sembra normale, ma al momento ne sono stata sorpresa, forse per il chiasso che mi era rimasto ancora nelle orecchie.

Alberobello è il posto dove muoversi di giorno, Locorotondo è il luogo del tramonto.
Il borgo è simile agli altri con prevalenza di colore bianco e celeste e tanti fiori e i vicoletti con le nonne a ricamare fuori.
Locorotondo nel primo pomeriggio ha tanto sud.
Al pomeriggio è fatta della cooperativa, che è il circolo ricreativo degli anziani. Ma è fatta anche dei bambini del posto che giocano per strada. Sono i ragazzi che si incontrano al bar prima di andare a lavorare o prima di uscire. Sono le vecchiette che ti vedono passare e ripassare e diventano sospettose e, dopo aver borbottato, parlano con te e ti dicono tutti i particolari e tutte le strade che dovresti fare ancora prima di lasciare il centro storico.

Nel tardo pomeriggio, per il sole è ora di andare e, nel parchetto che tutti chiamano Villa, puoi vedere in lontananza Martina Franca… e se aspetti un altro pochino puoi anche vedere il sole tramontare sulla valle.

Un pomeriggio e una serata che in tutto è costata 4,50 € per un tè al bar e un panzerotto la sera al Locus festival.

La sera la città diventa dei turisti e dei ragazzi dei paesi vicini. Le strade si riempiono di formichine che camminano. Le luci diventano soffuse e paradossalmente, tra tutte quelle voci, senti un conforto che è – anche lui – un silenzio soffuso.
Ma poi, gli occhi bruciano e i chilometri per tornare sono tanti ed è proprio ora di andare.

Cisternino è diversa da tutti i paesini di cui ho parlato su. Perché è a prima vista sembra un posto fuori dal mondo, completamente immerso nella calma della Valle. Circondata da dei colori intensi che si esaltano a vicenda: il marrone della terra affiancato al giallo delle sterpaglie essiccate dal sole, ed è il verde intenso degli alberi che, in tempo di siccità, restano comunque in piedi.

E anche lì ci sono arrivata più o meno all’ora di pranzo. Per fortuna il caldo per quel giorno ha deciso di dare un po’ di tregua. Ho accettato di parcheggiare in un posto a pagamento per 0,50 cent, per poter girare tranquillamente per il labirintico centro storico, che ha più o meno gli stessi colori dei precedenti: bianco per respingere il calore del sole, i fiori per ravvivare l’aria.

Eppure quello di Cisternino è un finto silenzio perché appena ti inoltri nel centro storico all’ora di pranzo: è popolato da tanti turisti. E poi ci sono i piccoli negozi coloratissimi. I locali notturni sono tanti, ma restano chiusi e aspettano la sera per accogliere la gente che andrà a fare una passeggiata.
Non abbiamo pranzato a Cisternino, causa l’abbondante colazione ad alta base calorica, ma ho dato un’occhiata ai menù delle bracerie – che sono quelle in maggior numero – e i prezzi sono medi o medio-alti. Come sempre basterà dare un’occhiata su Tripadvisor che è sempre la più affidabile.

E la Valle l’ho chiusa con la visita nella Città Bianca, Ostuni, la torta stratificata nei confronti della quale avevo più diffidenza di tutte. Non avevo dubbi sulla sua bellezza. Sono solo sempre tanto diffidente da ciò che va di moda, che è troppo famoso, troppo citato. Sono, insomma, contro tutto quello che è troppo.

Forse è per questo che non ne sono stata stupita, come da Locorotondo, come da Cisternino. Comunque è una città bellissima anche con tutte le scale da fare: per salire e poi scendere di nuovo.
Da tanti vicoletti puoi ammirare la vista sulla Valle. Ce ne sono tantissimi a quasi ogni angolo. Come ci sono alberghi extra lusso che io e voi ci sogniamo proprio, o le ape car che portano in giro i turisti su e giù e mettono proprio di buon umore, anche se – sempre io e te – non è che non ce la possiamo permettere, ma ne possiamo fare a meno.

I negozi aperti all’ora di pranzo e le strade che pullulano di gente: è stato bello vedere famiglie, turisti, e pugliesi stessi.
Ostuni è anche vicina al mare, per cui abbiamo potuto completare il nostro week end da leoni con un bagno al mare – in spiaggia libera – rubando un po’ di ombra della signora vicina a noi e, dove, naturalmente mi sono spiaggiata come un raro animale e poi… sono addormentata come un cucciolo di foca.

Ma ora veniamo ai consigli:

Ho fatto un confronto dei prezzi benzina sulla distanza che ho percorso in macchina, considerando il consumo a litro di ogni tipologia di macchina sulla lunghezza di 243 chilometri.
Più conveniente è sicuramente il Gpl, che si piazza al primo posto, secondo la mia stima dovrebbe costare all’incirca 10,28€.
Secondo classificato il Metano che è costato circa 12€, ma il limite peggiore del Metano è che le stazioni non sono tantissime come quella di benzina e Gpl. Nei dintorni, in ogni caso, ce ne sono alcuni, anche ad Alberobello e nei pressi di Locorotondo.
Infine la dolente Benzina che viene a costare circa 27€.

Dove dormire e come risparmiare:

Ora, io sono stata a Polignano e da lì mi sono mossa, ho dormito e sono ripartita la mattina. Per chi viene da Bari o dai dintorni, può pensare comunque di prendere una stanza in uno dei posti di cui ho parlato.

Il più conveniente, rispetto alla posizione e ai costi è Locorotondo. Che si pone quasi al centro di tutte le altre località della Valle.
Per farvi un esempio, dista 9 km da Cisternino, circa 9 da Alberobello, 23km da Ostuni, ed è anche vicina ad altre località della Valle da non perdere, come Castellana Grotte, Martina Franca, Fasano.
E poi è una meraviglia per gli occhi e, onestamente, se non si fosse ancora capito, è la mia preferita.

Ma non solo. Facendo una piccola ricerca su Booking in alta stagione in bassa stagione è venuto fuori, come sicuramente molti di voi immagineranno, che se Locorotondo è la più economica, Ostuni è la più costosa.
A Locorotondo, prendere una stanza a 300 m dal centro per due notti e due persone può costare 90€, a Ostuni, sempre con Booking 179€ due notti, due persone a 1km dal centro.

Eppure, contrariamente a quanto pensavo, più conveniente di Booking è Airbnb che – sempre parlando di Locorotondo – mette a disposizione interi appartamenti e monolocali a prezzi stracciati a notte, ne ho visto uno, in alta stagione, a 30 euro che può ospitare fino a 3 persone. Altri fino a sei.
È anche vero, però, che se si fa una ricerca approfondita anche Alberobello può offrire prezzi accessibili sui trulli un po’ dislocati dal centro, ma pur sempre trulli.

Trasporti per chi viene da fuori:

La rete dei trasporti è un limite importante.
Se parti da Bari e vuoi arrivare a Locorotondo la storia è facile: si prende il treno.
Venedo dall’aeroporto la metro porta alla Stazione Centrale.
Ma poi si complica. Perché uno che va in Valle non si vuol fermare solo a Locorotondo.
Per esempio, ho visto che volendo spostarsi da Locorotondo a Ostuni non ci sono mezzi o se ci sono, sono molto limitati e limitanti.
Se infatti a ostuni non ci sono per niente, diversa è la situazione per arrivare a Cisternino: un percorso che in macchina si esaurisce in meno di mezzora, con i mezzi porterebbe a spendere più di un’ora e mezza… che quasi quasi uno preferisce andarci a piedi.
Ed è un peccato perché si è costretti a chiamare un taxi o ancora affittare un’auto – che forse, a questo punto, sarebbe la soluzione migliore.

Tutto questo lungo post è un modo per dire che sì, questa parte di Puglia è piena di turisti tedeschi ÷ americani. Sì, i prezzi sono quelli che sono, ma esistono modi per non spendere troppo.
Ma dire: ‘sono stata in Valle’, ti fa sentire un po’ Maria Rainer.
“Do, se do qualcosa a te, Re è il re che c’era un di, Mi è il mi per dire a me…”

Ritorno a casa. Polignano a Mare

Polignano è uno dei gioiellini del sud. Una delle ultime scoperte del panorama turistico, che da essere paesino tranquillo sul mare è diventato la meta preferita perfino di Brook Logan.
Io a Polignano ci sono cresciuta, ma da quando il fenomeno è esploso me ne sono tenuta a debita distanza, come se ne fossi profondamente offesa.
Il turismo mi aveva presa e rimbalzata fuori, e non gliel’ho mai perdonato.

Adoravo la festa padronale e le sue luci.
Adoravo il mare di Cala Paura
– mamma mi ci portava sempre. Lì mi ha insegnato ad amare i ciottoli, che da bambino vuoi sempre e solo la sabbia, ma lei mi metteva le scarpe da ginnastica pensando di mettermi a tacere. Naturalmente trovavo altri motivi per avere da ridire, ma sui ciottoli è riuscita a fregarmi.

Adoravo il gelato la sera e i vicoletti strettissimi del centro storico, dove avevamo la nostra casetta in via Ranuncolo, una cosa minuscola costruita su 3 piani: ogni piano era un piccolo quadrato più o meno vivibile. Mi piacevano anche i nostri vicini, la luce del sole, e la freschezza delle stanze di casa.
Poi tutto questo ha smesso di piacermi.
In questi tre giorni ho provato a darmi un’altra possibilità.
Ora vi racconto come è potuto accadere.

Dovevo riportare il mio punto di vista a casa, sradicare i miei pregiudizi e accettare che qualcosa che avevo molto amato non sarebbe mai tornato come lo volevo, o come lo avevo conosciuto io.
Non guardavo Polignano, non la guardavo davvero da anni.
Mi sfuggiva qualcosa: ah, ecco, era la mia puzza sotto il naso.

Amo molto i libri e amo qualsiasi evento che riguardi la carta da leggere.
Il Libro Possibile è un evento che da qualche anno, ogni anno, fanno a Polignano. Per me è sempre difficile camminare le strade in paese e accettare la folla, ma quest’anno ho voluto e ho seguito l’evento. Passo passo, dal tramonto a notte inoltrata.
Prima, naturalmente, sono andata al mare, con la mia amica Lydia.

Siamo atterrate al mare all’ora di pranzo, armate come ottime ziazine arrangiate di paese. Lydia è super equipaggiata – io uso dimenticare anche il telo.
Ha preparato la nostra borsa termica –
fatta con la busta della spesa e ghiaccini -, ha preso la sua macchina fotografica, ha fatto riserva di pazienza per avere a che fare con me, e si è messa in macchina.

La caletta di Cala Paura, è un luogo caratteristico.
Prima l’acqua era gelata e pulita, vedevi il fondale, ora è così piena di gente che vedi solo molte teste.
Per non parlare dell’odore di pesce, o delle signore con i tavoli e la sacra famiglia di 50 persone. O ancora, la passerella strapiena di gente.
C’è anche la signora che stende l’asciugamano addosso a te, nonostante sia giovedì e di spazio libero ce ne sia in abbondanza.
Non dimentichiamo i bambini che schizzano.
O la radio a palla.
Prenderò in prestito la frase più gettonata su Facebook e la modellerò sulle mie necessità. Se la storia è questa “Non venite al Sud”.

Ma la storia non è proprio questa, anzi, è molto diversa.
Modificherò la frase. Se non sopportate il folklore, la gente, il calore, il caldo, scene di vita vera e quotidiana “Non venite al sud”.
Se non volete la vita vera, non andate a Cala Paura, perché c’è troppa Puglia.

La Puglia, e in questo caso Cala Paura, è l’odore di pesce ed è l’odore del polipo che il piccolo ristorantino della spiaggia cucina tutto il giorno, pranzo e cena. È anche l’odore di panini, di spaghetti ai frutti di mare, di frittura di pesce, di insalata di mare. Un pasto economico, alla portata di tutti, un pasto molto più che ottimo e fresco.

La Puglia è fatta di intere tavolate gestite da matrone pugliesi che si occupano della brace accesa, che qui si chiama la La braceaccesa, e mentre lo dici allarga i gomiti e le braccia più che puoi e nemmeno allora avrai idea di quello che sto dicendo.

La Puglia è la frequenza del vicino alle tue spalle, con il volume al massimo, sempre su Radio Norba.
Ma è anche la signora che ti stende l’asciugamano addosso e occupa troppo spazio per una sola persona: sta mangiando. Ha con sé 10 teglie di pasta al forno, 20 di patate riso e cozze e arrosticini. Chiunque tu sia, sei sciupata/o, e il piatto per te è già pronto.

Per quanto riguarda bambini che stanno sempre a schizzare acqua…niente, sono bambini che schizzano acqua, non la trovo la poesia in un bambino che ti schizza mentre ti muovi come un’anguilla tentando di sfuggire al freddo dell’acqua polare in cui ti stai immergendo. Ma un bambino è sempre un bambino, quindi se ci vai, sorridi e pensa alla parmigiana.

La nostra porzione di mondo, quella del sud è chiassosa, uh, se lo è. Ed è molesta. La voce è alta, il traffico strombazza, la gente è lenta, le chiacchiere a mille.
E io ti auguro di incontrare ognuno dei personaggi di cui ho parlato sopra, sapendo che potresti trovare molto, ma molto di più.

Cala Paura è solo un esempio, perché c’è anche la spiaggia Porto Cavallo, che ha anche un po’ di sabbia e un po’ di passerella… e anche un po’ di scogli.
Anche questa è una caletta, la gente sempre la stessa. Pensa: se vai un po’ a Cala Paura, un po’ a Porto Cavallo, con tutte quelle signore con la braceaccesa quanto mangeresti?
Te lo dico io: tanto.

Il centro storico è un diamante raffinato, che dà un po’ di Grecia – come dice Lydia mentre scatta le foto che le avevo chiesto di fare. Che lei la sa prendere molto meglio di me la bellezza in una foto.

La pazienza di seguirmi mentre cammino per il paese, che per fortuna di giovedì non è tutto questo macello di gente e io posso seguire Il Libro Possibile riuscendo a respirare anche… ogni tanto. E posso godere la presenza della mia amica che mi riporta sempre all’ordine, che io sono distratta e mi perdo sempre.
L’evento de Il Libro Possibile prevede la presenza di vari palchi in giro per il centro storico e in contemporanea ci sono le presentazioni, una ogni mezzora, e poi cambio.

A me l’evento è sempre piaciuto molto, ma io sono troppo invischiata in questa storia dei libri. E se posso muovere una critica – tra le tante – ci sarebbe la pesantezza. Troppa crisi, troppa serietà, troppa economia.
Poi, non so cosa ne abbia fatto il comune di Polignano degli artisti di strada, ma c’erano troppo pochi per i miei gusti.
L’artista di strada è lo spazio necessario tra una presentazione e un’altra. È come la virgola in una frase: ti permette di prendere respiro.
In uno di loro ho deciso di investire i miei ultimi 0.50 cent.
Suona porcellini.

Questo è niente rispetto a cosa offre questo posto, perché è solo una giornata e io ho dovuto essere sintetica.
In Puglia c’è una cultura da scoprire.
Basta aprire gli occhi.
O chiuderli e far finta che il turismo pazzo ed esagerato che ti ha rimbalzata, e che infondo non perdonerai mai, non esista.

Ph: Lydia Melchiorre